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GrIG: “Ma che vuol fare la Giunta Solinas sugli usi civici”?

GrIG: “Ma che vuol fare la Giunta Solinas sugli usi civici”?

 

 

“Nei giorni scorsi l’Assessore Quirico Sanna i due Direttori generali dell’Assessorato dell’urbanistica hanno assicurato al Sindaco di Oristano Andrea Lutzu il “sostegno forte e deciso” della Regione autonoma della Sardegna agli “oltre 160 i Comuni della Sardegna interessati dall’annoso problema degli usi civici, di cui la città di Oristano con le frazioni di Torregrande, Nuraxinieddu, Massama e Silì rappresenta il caso più urgente da risolvere”.

Quindi, “la massima disponibilità … si concretizzerà a breve in un tavolo tecnico e, sempre a breve, con una serie di azioni volte a tutelare l’interesse delle Comunità coinvolte. La Regione rappresenterà infatti l’esigenza dei Comuni ai parlamentari sardi e ai due rappresentanti sardi del Governo Calvisi e Todde”.

L’annuncio segue di pochi giorni l’altro ennesimo annuncio di nuovo accertamento del demanio civico di Orosei perorato dall’ex sindaco e consigliere regionale di lunga data Franco Mula.

I consueti riti regionali del tavolo tecnico, magari anche con le sedie tecniche, e dell’incontro con l’assessore competente sono rispettati: la liturgia regionale autonomistica è salva, ma non è stato fatto un passo in avanti.  

Come noto, i terreni a uso civico e i demani civici (leggi n. 168/2017, n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale (valore riconosciuto sistematicamente in giurisprudenza)[1].

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso” (art. 2 legge regionale n. 12/1994). I demani civici sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i., 3 della legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.).

Al termine delle operazioni di accertamento dei demani civici, in via di conclusione da parte dall’Agenzia Argea Sardegna, (delegata in materia dalla Regione), molto probabilmente più di un sesto dell’Isola risulterà a uso civico, complessivamente 4-500 mila ettari.

Boschi, pascoli, coste, terreni agricoli, zone umide, un grandissimo patrimonio collettivo di rilevante interesse ambientale.

La presenza di terre collettive è stata finora accertata in 333 Comuni della Sardegna su 377, ben l’88,33% (dati al 30 giugno 2019).

Per capirci, in quasi il 90% dei Comuni sardi sono, quindi, presenti terreni a uso civico, raccolti in rispettivi demani civici.

Un bel pezzo di ambiente e identità della Sardegna.

Nei mesi scorsi (giugno 2019) c’è stata l’ennesima richiesta proveniente dall’Amministrazione comunale di Orosei di intervento regionale per eliminare il problema degli usi civici, terminologia cara anche all’Amministrazione regionale sarda, tanto attenta all’identità isolana da qualificarla un problema..

Nel caso di specie, si chiede esplicitamente l’adozione di un atto di annullamento in via di autotutela della determinazione n. 30498/949 del 20 dicembre 2011 del Direttore del Servizio Territorio rurale, ambiente e infrastrutture dell’Assessorato regionale Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale che, con ampia istruttoria e motivazione, ha accertato il demanio civico di Orosei.

A parte il fatto che non paiono delinearsi quei “sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o … di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario” che possano sostanziare un simile provvedimento (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.), la situazione meriterebbe ben altra soluzione, salvaguardando il patrimonio della collettività locale (titolare dei diritti di uso civico), tutelando gli interessi di salvaguardia ambientale costituzionalmente garantiti e venendo finalmente incontro alle legittime aspettative di tanti privati.

Infatti, da anni è ben nota la vicenda: sulla costa di Orosei centinaia di ettari di terreni a uso civico, appartenenti al locale demanio civico di cui sono titolari esclusivi tutti i cittadini residenti nel centro della costa orientale sarda, sono stati venduti illegittimamente dal Comune nel corso del tempo.

Sono sorti complessi turistico-edilizi e “seconde case”, spesso gli attuali acquirenti ignorano le vicende degli anni passati.

Le Amministrazioni comunali e il Consiglio regionale hanno tentato le soluzioni più fantasiose, contraddittorie e illegittime, venendo sempre fermati da Corte costituzionale (sentenze nn. 210/2014 e 103/2017) e azioni ecologiste, sprecando soldi e tempo, esasperando poi tanti incolpevoli cittadini.

Tuttora è pendente il procedimento n. 1/2012 davanti al Commissario per gli usi civici, nel quale venne realmente rilevato “un concreto e reale conflitto di interessi tra il comune ricorrente e gli utilizzatori residenti nel comune di Orosei”, in quanto l’Amministrazione comunale “contesta la qualità demaniale del suolo e, comunque, l’esistenza degli usi civici” (ordinanza commissariale del 28 settembre 2012).

Ignorata finora la soluzione più semplice e rispettosa di leggi e buon senso: trasferire i diritti di uso civico dai terreni irrimediabilmente compromessi a boschi e coste di proprietà comunale.   A iniziare da Bidderosa, per esempio.

Il trasferimento potrebbe esser deciso in via giurisdizionale proprio davanti al Commissario, mediante quelle soluzioni conciliative proprie del procedimento (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.), mentre, oggettivamente, la recente sentenza Corte cost. n. 178/2018 ha decisamente complicato le procedure amministrative in materia, già disciplinate dall’art. 18 ter della legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.

Gli artt. 37-39 della legge regionale Sardegna n. 11/2017 ora dichiarati illegittimi avevano il pregio – caso unico in Italia – di legare qualsiasi eventuale ipotesi di sdemanializzazione di terreni a uso civico irreversibilmente trasformati (seppure illegittimamente) a trasferimenti del diritto di uso civico su altri terreni pubblici di pregevole interesse ambientale (es. coste, boschi, zone umide, ecc.) e sempre previa vincolante procedura di copianificazione Stato – Regione.[2]

Dopo decenni di gravissima ignavia dello Stato e di gran parte delle Regioni (Regione autonoma della Sardegna compresa) costituiva un importante passo verso la salvaguardia e la gestione del grande patrimonio delle terre collettive (oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia, 4-500 mila ettari nella sola Sardegna).

Ora la Corte costituzionale ha riportato un clima di grande incertezza senza indicare una strada giuridicamente corretta di agevole percorrenza.

Infatti, si deve ricordare che l’art. 38 della legge regionale n. 11/2017, ora dichiarato illegittimo, aveva sostituito integralmente l’art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. concernente il trasferimento dei diritti di uso civico e non è pacifica – in conseguenza della sentenza Corte cost. n. 178/2918 – la reviviscenza della norma che continuerebbe a consentire il trasferimento dei diritti di uso civico in altri terreni di proprietà pubblica in casi di irreversibile perdita delle caratteristiche morfologiche o ai fini di accorpamenti o, comunque, di migliore fruizione collettiva e tutela ambientale.

La giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 218/2015, Corte cost. n. 13/2012, Corte cost. n. 107/1974) non indica un generale e automatico effetto di reviviscenza di norme abrogate in caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale.

In proposito, poi, gli istituti della permuta dei terreni e del trasferimento dei diritti d’uso civico, previsti da varie normative regionali, non sono esplicitamente previsti dalla normativa nazionale (legge n. 168/2017, legge n. 1766/1927, regio decreto n. 332/1928), ma sembrerebbero comunque applicabile in base al favor della legge n. 1766/1927 e s.m.i. per le soluzioni conciliative (art. 29).

I nodi critici evidenziati costituiscono elementi di fondamentale rilievo per una corretta gestione delle terre collettive finalizzata al migliore risultato sotto il profilo della salvaguardia ambientale e della effettiva fruizione dei diritti di uso civico, criticità ben rappresentate anche in sede di Conferenza delle Regioni e Province autonome dove, recentemente (nota prot. n. 18/161/CR12bis/C1 del 13 dicembre 2018 “Problematiche applicative della legge 168/2017 Art. 3, comma 7 in materia di Domini Collettivi”), è stato affermato che “partendo dalla considerazione che la competenza regionale deve essere intesa esclusivamente come legittimazione a promuovere i procedimenti finalizzati alle ipotesi di sclassificazione di cui alla legge 1766/1927 (legittimazione, alienazione e mutamento di destinazione) (sentenza n. 178/2018), ci si interroga sull’ammissibilità di alcuni istituti previsti dalle Leggi regionali, quali la permuta o il trasferimento di usi civici su altri terreni di proprietà del comune”.

Sarebbe, pertanto, opportuna un’iniziativa legislativa promossa dalla Regione autonoma della Sardegna in coordinamento con le altre Regioni e Province autonome per un’integrazione della legge n. 168/2017 che contemplasse le procedure relative a permute e trasferimenti dei diritti di uso civico.

Situazioni analoghe a quella di Orosei e di Oristano sono presenti in Sardegna (e alcune sono state positivamente risolte proprio con il trasferimento dei diritti di uso civico, come a Macomer) come nel resto d’Italia (es. a Civitavecchia interi quartieri sono risultati edificati illegittimamente in aree a uso civico).

Non solo, vi sono esempi positivi, validi per l’intero Bel Paese, che avrebbero vita difficile alla luce della sentenza Corte cost. n. 178/2018: per esempio, il Comune di Desulo ha deciso, con la deliberazione consiliare n. 33 del 29 novembre 2018, adottata all’unanimità, segno della forte condivisione della proposta,di chiedere all’Agenzia Argea Sardegna il trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. e s.m.i.) da poco più di 11 ettari di vari terreni non contigui a più di 1.577 ettari di boschi e pascoli del Gennargentu, per“ … incrementare il proprio patrimonio civico e tutelare sotto il profilo ambientale una vasta area boschiva. In particolare l’apposizione del diritto d’uso civico garantirà, alle generazioni future, l’inalienabilità, l’inusucapibilità e l’imprescrittibilità dei terreni sui quali si trasferirà il diritto”.

Nei mesi scorsi c’è stato anche un vero e proprio risultato storico per la difesa delle terre collettive in Sardegna determinato dal primo recupero al demanio civico (addirittura in via bonaria) di quasi 48 ettari di terreni occupati illegittimamente da Privati a Carloforte.

Risultato questo non certo dovuto all’attività regionale in proposito, finora completamente assente nonostante l’obbligo di recupero dei terreni illegittimamente occupati stabilito dall’art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – che conduce strenuamente da anni una vera e propria campagna permanente per la difesa delle terre collettive – ritiene che riti stantii e soluzioni pasticciate non debbano più essere presenti nella materia dei diritti di uso civico e conferma la propria disponibilità a ogni forma di collaborazione finalizzata alla tutela dei demani civici e dei relativi diritti delle collettività locali così la nota del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus firmata da Stefano Deliperi


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