Mercoledì 7 Dicembre, aggiornato alle 21:23

Area industriale di Porto Torres: esposto per inquinamento ambientale

Area industriale di Porto Torres: esposto per inquinamento ambientale

ESPOSTO PER INQUINAMENTO AMBIENTALE E CONSEGUENTE AUMENTO DEL DANNO PER LA SALUTE DELLE PERSONE RESIDENTI INTORNO ALL’AREA INDUSTRIALE DI PORTO TORRES

Il C o m i t a t o C.A.P.S.A. (Azione, Protezione e Sostenibilità Ambientale per il Nord Ovest della Sardegna) ha depositato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Sassari un esposto a firma dell’Avvocato Pina Zappetto finalizzato al sequestro preventivo delle zone indicate come area A, area B, area C che comprende la porzione dello Stabilimento inclusa tra il settore A e il settore B di superfice pari a circa 320ha, dell’area D che comprende i terreni di proprietà A.N.I.C. Partecipazioni (278ha) e Syndial (98ha) in parte all’esterno della recinzione di stabilimento con una superficie complessiva pari a circa 376ha, insistenti all’interno del perimetro dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres. Con autorizzazione per la proprietà di accedere al suo interno con personale specializzato solo ed esclusivamente per provvedere alle bonifiche.

Con un esposto dell’11 marzo 2014 veniva depositato presso la Procura della Repubblica denuncia da parte dello scrivente Comitato rappresentando il grave stato di inquinamento delle zone A e B insistenti all’interno del perimento dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres.

Con procedimento n. 3684/11 R.G. PM e 1441/12 G.I.P. il Pubblico Ministero chiedeva il rinvio a giudizio di Chiarini Alberto, Papate Francesco, Cappellazzo Oscar, Saggese Giovan Antonio, Leone Francesco, Ferrari Daniele, Zuccarini Paolo, Rancati Daniele, cristallizzando il capo di imputazione fino al 1° luglio 2013.

Il Giudice dell’Udienza Preliminare, dott. Spanu, definendo in abbreviato detto procedimento con sentenza n. 932/16, visto l’art. 62 bis c.p., 438 e ss, 533 e 535 c.p.p., dichiarava in primo grado Saggese Giovan Antonio, Papate Francesco e Cappellazzo Oscar responsabili del reato consumatosi nella Darsena Servizi del Porto Industriale di Porto Torres e nelle aree limitrofe fino al 19 01 2011 e condannava ciascuno, concesse le attenuati generiche e tenuto conto della riduzione propria del rito speciale, alla pena di un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali (…omissis); visto l’art. 530 c.p.p., assolveva Chiarini Alberto, Leone Francesco, Ferrari Daniele, Zuccarini Paolo e Rancati Daniele dal reato a loro ascritto al capo A) per non aver commesso il fatto, nonché tutti gli imputati dal reato a loro ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.

Avverso la sentenza n. 932/16 interponevano appello Gian Antonio Saggese, Francesco Papate e Oscar Cappellazzo, per il quale ancora non è stata fissata udienza.

Nonostante la sopracitata sentenza, ciò che allo scrivente Comitato interessa rappresentare è che l’area su cui insiste lo stabilimento petrolchimico di Porto Torres è stato e continua ad essere fonte di costante inquinamento industriale idoneo a produrre –così come ha già prodotto- danni rilevantissimi non solamente all’ambiente ma anche alla salute delle persone, con significativo aumento persino delle cause di morte per malattie oncologiche. Non per niente i territori comunali di Porto Torres e Sassari sono inseriti tra i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) dal DM 471/99 (come ribadito dal DLgs. 52/2006, dalla L. 134/2012 e confermato dal Decreto Clini dell’11/01/2013), essendo stato accertato che, tuttora, i livelli di inquinamento sono nettamente al di sopra dei valori di tolleranza previsti dalla legge, mentre, proprio in riferimento ai SIN, l’art.1 della Dir.96/62 CE impone a tutti gli organi competenti l’osservanza dell’obbligo di adottare provvedimenti idonei a conseguire il miglioramento della qualità dell’aria. Aspetto del quale non si tiene evidentemente conto, dal momento che con AIA ministeriale sia è autorizzata la messa in marcia della centrale termoelettrica di Versalis, che brucia FOK (derivato della lavorazione dell’etile) che lo IARC (International Agency for Research on Cancer) classica nella tabella A1 per la sua elevata nocività. Deve, dunque, ravvisarsi il disastro ambientale di cui all’art.434 c.p., la cui integrazione è ampiamente documentata sia riguardo al sopraddetto aspetto formale, sia riguardo a quello sostanziale. Infatti, la spropositata alterazione del dato epidemiologico, evidenziata dalla alta concentrazione nel territorio in esame di cause di malattia e di morte dovute alla presenza degli stabilimenti inquinanti, costituisce un’evidenza definitivamente accertata da numerosi studi, governativi, non governativi, locali, nazionali ed internazionali, che sono a disposizione di chiunque e che sono stati ampiamente descritti nella relazione tecnica allegata all’ esposto. Per questi e altri motivi il Comitato confida nell’attenta valutazione dei dati offerti al Procuratore della Repubblica affinché, in assenza delle dovute bonifiche, intervenga anche in via preventiva con il sequestro di un’area che secondo lo studio epidemiologico S.E.N.T.I.E.RI. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio di inquinamento) effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità in tutti i 44 SIN d’Italia, individua in quello di Porto Torres-Sassari la maggiore incidenza per tumori, di molto superiore anche ad altro S.I.N. tristemente noto dell’area di Taranto, anch’essa sottoposta sequestro. E’ di questi giorni la pubblicazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità di un aumento del 9% per malattie tumorali in età giovanile per i residenti nelle aree S.I.N.questo il contenuto di una nota a firma del presidente c.a.p.s.a. Paola Pilisio


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