Giovedì 2 Febbraio, aggiornato alle 9:14

La Nazionale di calcio è lo specchio della mediocrità imperante

La Nazionale di calcio è lo specchio della mediocrità imperante

La partita ieri notte l’ho vista, come solito, con l’amico, che del calcio capisce tutto. E nel calcio, stare accanto a chi capisce le dinamiche e le evoluzioni tattiche, è come stare vicino a un cuoco quando si sa cucinare bene. E noi non siamo tecnici, siamo solo capaci di analizzare le situazioni che nell’arco di 90 minuti di gioco si presentano, e si evolvono. Senza essere influenzati dai soloni commentatori, che dalla tribuna riescono a trovare i difetti di tutti, e per tutto hanno una soluzione. Da seduti. E vedere l’Itali(etta) giocare in quel modo ci ha stretto il cuore. Senza idee, senza soluzioni possibili, senza leader. E dove il leit motiv era solo portare la palla avanti, guadagnare centimetri in campo, sperare nella soluzione con gli esterni di difesa costretti all’uno contro uno, quasi sempre perdente. Mai visto un centrocampista che rammendasse le distanze fra i reparti, mai visto le punte uscire dalle marcature, mai visto un movimento che tentasse di trascinare difensori fuori dall’area presidiata in maniera catenacciara. E si sono visti i limiti di una squadra composta da giocatori normali, forse mediocri, per noi abituati, forse male, a vedere in nazionale uomini che sono stati il simbolo del loro club di appartenenza, di intere tifoserie. Ma quando un giocatore ha limiti tecnico-tattici, al tutto si può sopperire con la corsa e l’impegno. Ma ci vuole il tecnico. Un tecnico che sappia chiedere a ognuno il massimo, che riesca a farselo dare. Ma se il tecnico questo non lo so fare, il naufragio di una squadra è dietro l’angolo. E i limiti dei giocatori, sono stati continui ai limiti del tecnico. Il risultato finale è un mix in percentuali ripartite equamente. Aver assistito a un secondo tempo arrembante, almeno nelle intenzioni, buttando la palla nel mezzo dell’area avversaria sia dalle corsi esterne, sia per vie verticali, dava la percezione della confusione che in campo regnava. L’amico sovente mi faceva notare che la palla rasoterra, contro i giganti che presidiavano l’area, poteva essere un’arma vincente, invece si continuava a crossare sporco verso i nostri “nani”che in area non beccavano proprio. Ed è arrivata la fine, come nessuno voleva, ma che molti avevano previsto. Un fallimento. E da ieri, dalle 22,45 un intero mondo che è in rivolta!! Il mondo giornalistico, dell’informazione che dal mondo calcio vive. Il mondo imprenditoriale che vende nuovi dispositivi tv per il mese di giugno passando per la ristorazione, per chi vede la partita in compagnia a consumare, o chi organizza gruppi d’ascolto per seguire il match, fino ad arrivare al mercato dei diritti tv e pubblicitario. L’Italia che non va ai mondiali secondo stime attendibili, vale 10 miliardi di mancati incassi per il paese, tra diritti tv, pubblicità 4 milioni di euro potenziali, mancate vendite quindi consumi a 360°. Si capisce bene, quindi, perché in campo qualcuno piangeva, ma forse , sino in fondo, molti giocatori di azzurro vestito, non hanno la percezione netta del danno economico che a una intera nazione è stato arrecato, e pensano solo che, per loro, giugno, sarà il mese delle ferie. E sotto sotto ci stiamo convincendo, con grande dolore, che questa nazionale di calcio e lo specchio della nostra Nazione Italia, dove mediocrità e improvvisazione dilagano, così nello sport, nel lavoro, nella politica, ovunque …e risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti.


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