La storia di Alghero, le origini della città

La storia di Alghero risale ai primi del XXII quando la famiglia dei Doria decise di fortificare la città.

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Foto storiche: I pescatori nel porto. Sulla sfondo la città fortificata

Nel 1102 una potente famiglia genovese, i Doria, decise di fortificare lo scalo marittimo, per difenderlo dalle frequenti scorribande Saracene e Pisane. La scelta dei Doria per Alghero non fu una scelta casuale, infatti la città si trovava in una posizione strategica per quanto riguardava il commercio marittimo basato sulla esportazione di derrate alimentari ed altri lavorati, provenienti dalle zone interne della Sardegna. Nacque così un approdo di notevole importanza che, per le notevoli quantità di alghe che si depositavano in occasione delle mareggiate di maestrale e di libeccio prese il nome di ‘L’Algarium, derivazione della forma latina medioevale riscontrata nei documenti dei Doria (l’Alguer in Catalano e S’Alighera in sardo).

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Foto storiche: La muraglia e il porto

Per la sua posizione geografica, Alghero sosteneva un ruolo molto ambito anche  nei commerci che si svolgevano all’interno de Mar Mediterraneo, perciò i Genovesi dovettero difenderla ripetutamente dagli attacchi  delle navi pisane e aragonesi. La città rimase genovese sino al 1353, quando i catalano-aragonesi, con l’appoggio dei veneziani sconfissero la flotta genovese comandata dall’ammiraglio Grimaldi, in una cruenta battaglia navale al largo di Porto Conte, che finì con l’occupazione di Alghero. Nel 1354 Pietro IV d’Aragona, detto “il cerimonioso” o del Punyalet, ripopolò Alghero di Catalani. espellendo dalla città sardi e liguri, sostanzialmente si trattò di una vera e propria colonizzazione, che creò  in Sardegna una piccola realtà con specificità catalane. 

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Foto storiche: I bastioni di Alghero con le sue torri. Sullo sfondo Capo Caccia

Al contempo la città venne annessa alla corona d’Aragona e rimase per ben quattro secoli sotto la dominazione prima catalano-aragonese e poi spagnola. Alghero ancora oggi conserva l’impronta del periodo di dominazione catalano aragonese, tangibile nell’architettura delle sue chiese, dei suoi palazzi, dei bastioni (sistema di fortificazioni), e nella parlata tipica della sua gente.

Date significative per la storia di Alghero sono: 1576 e il 1652, anni in cui la peste uccise migliaia di residenti e ne causò lo spopolamento, ma nonostante le avversità Alghero seppe risollevarsi e cominciò ad aprirsi alle immigrazioni sia interne alla Sardegna, che esterne, Liguri, che cominciarono a cambiare il volto di una città che si accostava più alla cultura Sarda e nel contempo si allontanava sempre più da quella Catalana. Con l’avvento dei Savoia nel 1720, nel Regno di Sardegna, Alghero cominciò ad accettare sostanziali modifiche nelle sue consuetudini. Furono influenti gli intellettuali,  che capirono subito che Alghero non poteva rimanere isolata a causa della sua lingua nei rapporti di “scambio” economico, perchè l’italiano era la lingua dominante negli scambi mercantili, per la presenza di commercianti provenienti dalla Toscana, dalla Liguria e dal Piemonte. Nel 1812 Alghero fu colpita da una storica carestia, che mise in ginocchio la città, visitata in più occasioni dal monarca Carlo Alberto. Nel 1855 il colera causò la decimazione della popolazione locale, si fa risalire a questo periodo l’arrivo in città, con approdo al porto, di Giuseppe Garibaldi, giunto a soccorrere parenti e potenti famiglie locali. Una lastra in marmo nella Torre del forte della Maddalenetta, nella parte fronte mare ricorda l’evento.

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Torre Sulis

Nel 1821 la promozione a rango di capoluogo di Prefettura, permette ad Alghero di recuperare con la pubblica Amministrzioine quanto andava perdendo col commercio. Ben prima della cancellazione di Alghero,1861, dell’elenco delle piazzeforti del neonato regno italiano, le sue fortificazioni avevano perduto ogni pratica utilità; e infatti intorno alla metà dell’ 800, trascurati le mura e i baluardi, si vanno affrontando opere di tipo nuovo nel panorama cittadino: la Porta a mare nel 1845, il Teatro Civico sulla piazza dell’Episcopio  nel 1862, lo stabilimento balneare nel 1865.

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Poi ebbe inizio l’espansione: ma la direttrice litoranea nonostante la presenza della ferrovia nel 1879, era bloccata dal bagno penale e da alcuni stabilimenti industriali, e quello a sud est, trovava invece l’ostacolo del cimitero, mentre tutto intorno erano ubicati numerosi orti e giardini ad alto reddito. Un piano di ampliamento predisposto nel 1890 per garantire una espansione ordinata oltre i giardini pubblici, nel 1885, non riuscì ad avere alcun  effetto. Solo al cadere del secolo l’apertura delle provinciali per Sassari e Ittiri, via Scala Cavalli, e per Villanova Monteleone e Padria, aggirando quegli ostacoli, riusciva a dare basa  concreta a una diffusione del tessuto urbanizzato verso est, che col diffondersi della balneazione cominciava ad indirizzarsi anche lungo costa, verso sud, con bei villini residenziali di gusto liberty.

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La storia di Alghero cambiò con gli inizi degli anni ’30. Nonostante la città rimase comunque quella di una piccola città sospesa come per magia in un paesaggio naturale di eccelsa bellezza, quasi isolata in una regione dai forti contrasti ambientali, la città ricevette un primo scossone nel 1934, con l’inizio della bonifica della Nurra e la nascita di Fertilia.  Ci fu una conseguente richiesta di mano d’opera e di inserimento  di risorse locali, come la palma nana, in processi industriali, di cui la prima lavorazione  si  effettuava in città; poi gli squarci in parte non ancora rimarginati aperti nel tessuto storico della vecchia città dalle distruzioni dell’ultimo conflitto, che annullarono in maniera definitiva l’antico isolamento della piazzaforte del suo territorio; e infine la convulsa espansione del settore turistico negli ultimi decenni, che ha spezzato per sempre i delicati meccanismi del quadro ambientale e ha compromesso i presupposti di un organico sviluppo economico e sociale. Tutto ciò si è tradotto in una crescita enorme della città secondo banali tipologie edilizie e nella sostanziale indifferenza verso i servizi, quasi a esaltare i grossi complessi alberghieri e villaggi turistici di lusso.

 

 

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