Storia della bonifica della Nurra

La storia della bonifica della Nurra. Con il decreto del 1933 fu creato l’ente Ferrarese di Colonizzazione con lo scopo di bonificare l’intera area.

La bonifica della Nurra è opera del regime fascista. Con il decreto del 1933 fu creato l’ente Ferrarese di Colonizzazione che ebbe il compito di insediare in Sardegna il più gran numero possibile di famiglie originarie della provincia di Ferrara. La reazione dell’Ente Ferrarese poi Ente Sardo di colonizzazione (1942) sollevò molte speranze e suscitò un coro unanime di consensi.  In queste iniziative di colonizzazione qualcuno vide nel problema più pressante della Sardegna, non la sistemazione idraulica e fondiaria delle terre paludose altrimenti inadatte alla coltura ma il popolamento delle zone collinose degli altipiani più fertili e delle sue coste tramite la colonizzazione che avrebbe come scopo finale quello di aumentare la densità della popolazione per realizzare le basi demografiche indispensabili allo sviluppo dell’economia produttiva in generale e alla intensificazione dell’agricoltura in particolare.

Nurra
Vista da Monte Doglia

La storia della bonifica della Nurra di Alghero è stata teatro di numerosi e grossi lavori: già nel 1936 il duce venne a inaugurarvi il nuovo centro di popolamenti di Fertilia. la caratteristica essenziale della bonifica sta nel fatto che l’insediamento dei coloni era avvenuto contemporaneamente all’inizio dei lavori ed ha addirittura preceduto la sistemazione idraulica. I 30000ha da bonificare occupano le pianure della Nurra Meridionale, dalla rada di Alghero alle prime pendici del Monte Zirra e del Monte Doglia, sino al mare. L’ente ferrarese di colonizzazione ha concentrato  i suoi primi sforzi su un lotto di 11.000ha messi a disposizione dall’istituto fascista della previdenza sociale, acquirente ufficiale dei terreni.

Nel 1934 furono 8000 i primi ettari messi a coltura nei quali si sono subito insediati i coloni ferraresi. Le condizioni economiche del colono riflettono molte difficoltà. Appena tracciate le strade sono nate le fattorie allineate alle strade. Nel 1938 erano 110 le fattorie. Il colono ferrarese in un tempo variabile diventa proprietario della sua casa e della sua terra. In linea di massima si prevedevano dei versamenti scaglionati per una quindicina di anni. Una volta portata a termine la colonizzazione della Nurra l’Ente scompare. Per i primi anni dell’insediamento le famiglie non solo non verseranno una indennità ma anzi riceveranno una somma di 1500lire l’anno per ciascun lavoratore come indennizzo per la prevista mediocrità dei raccolti. Tuttavia l’assistenza dell’Ente è considerevole: esso si prende carico dei lavori meccanici, dell’erpicatura delle semine (eseguite meccanicamente), fornisce concimi chimici. La famiglia del colono riceva anche legna, un litro di latte al giorno e beneficia dell’assistenza medica gratuita.

Nel 1935 si consegnarono così  case con relativi poderi ad altrettante famiglie ferraresi. Queste prime abitazioni realizzate con progetto unico si possono ancora oggi riconoscere per la loro uniformità.

casa colonica
Abitazione rurale nel centro di colonizzazione di Fertilia. Fonte: Poddighe Elio in Sardegna Digital Library

Nel 1936 ebbe inizio la realizzazione del centro urbano d Fertilia che doveva diventare anche il centro economico amministrativo di tutta la zona rurale della Nurra di Alghero. A Fertilia l’intervento dell’ente fin dal 1944 fu attuato su un’estensione di 6000ettari. I terreni di questa zona allo stato iniziale erano adibiti pressoché al pascolo privi quasi del tutto di viabilità caratterizzati dal disordine idraulico. L’Ente cercò di intervenire ma non portò a compimento nè una nè l’altra cosa. In circa 6000ha dovevano sorgere circa 210 poderi ma l’ente sardo non raggiunse mai questo traguardo, stando alla pubblicazione dell’ Etfas sono state costruite 65 case coloniche con altrettanti poderi. L’ampiezza dei poderi inizialmente oscillava tra un minimo d 20 a un massimo di 40 ettari e ciò in relazione a una maggiore o minore possibilità di trasformazione e alle capacità produttive dei terreni stessi. Nel 1955 è sorta Maristella, in una zona di riforma dove oggi predomina la monocoltura (vite), e vengono inizialmente costruite 60 case coloniche da assegnare a profughi dell’Istria.