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Roghi del Montiferru – Il segnale di quel pezzo di Sardegna che non si è arresa: gli animali sopravissuti

Roghi del Montiferru – Il segnale di quel pezzo di Sardegna che non si è arresa: gli animali sopravissuti

“Il suo corpo è ricoperto di ustioni. Le più gravi sul muso e sui polpastrelli. Avrebbe potuto mettersi in salvo da quelle fiamme che stanno devastando la Sardegna, evitarsi queste ferite che segneranno per sempre il suo corpo. Ma lui non è un cane qualunque. Lui è un cane pastore. Lui è quel cane che deve organizzare e proteggere il suo gregge. E così non si è allontanato, non ha abbandonato il suo ruolo ed è rimasto bloccato su un muretto”. È l’attacco a un articolo presente sulla “Stampa”. Il giornale dedicata, come tutti de resto in Italia, ampio spazio alla tragedia che si è vissuta sul Montiferru. La distruzione non ha guardato in faccia nessuno, neanche gli incolpevoli animali al pascolo nelle campagne,  che si sono trovati di colpo, circondati dal fuoco e da fiamme altissime. Dentro l’inferno, sono gli animali che hanno pagato a carissimo prezzo l’accaduto. Sui social sono loro, dopo le fiamme riprese e immortalate da ogni angolazione, i protagonisti. Sono gli animali e veri testimoni dell’immane tragedia vissuta. Greggi distrutte arse vive, chi è sopravissuto porta i segni indelebili di gravi ustioni per sempre, conseguenze  di una catastrofe ambientale che non ha eguali. E questi animali che ci vengono riproposti con le loro ferite sanguinanti, sulla carne viva, sono il segnale della Sardegna, di quel pezzo di Sardegna, che non si è arresa, non si è lasciata andare, non è voluta morire, perchè si deve riprendere la vita,  ripartendo dai dolori lancinanti.

Il cane bruciato, con gravi ustioni ai polpastrelli, sul muso e in altre parti del corpo, sono l’immagine di un cane pastore, condottiero fiero, un vero comandante, che non è fuggito, non ha abbandonato la sua missione, è rimasto bloccato su un muretto. Ha vigilato ed ha pagato un prezzo altissimo. Un veterinario, Angelo Delogu, lo ha rinvenuto nelle campagne di Tresnuraghes  e lo ha trasportato in una clinica veterinaria di Oristano, e tentano di salvargli la vita. E il veterinario sostiene che sopravviverà.

E l’altra immagine che spopola, e quella che noi abbiamo preso in prestito da un profilo pubblico su Instragram. Un uomo dei soccorsi, con tuta ignifuga, accarezza un bovino quasi a volerlo rassicurare, Un mano tesa ad accarezzare la bestia e l’altra a tenere i mano un idrante, sono la testimonianza della simbiosi nata fra uomo e animale, che si incontrano , e si rassicurano: uno perché vuole salvare, l’altro perché capisce di essere in salvo. Ma di questi quadretti è pieno il web, e testimoniano più di tante parole, che non si è compiuta solo una battaglia contro il fuoco, ma si è cercato di salvare, quanto più possibile, il bestiame rimasto intrappolato. E la loro sopravvivenza, pagata a caro prezzo, sono l’immagine simbolo di una tragedia che restituisce a tutti, la fierezza di una terra e di chi la vive, che vuole, quanto prima ricominciare. Ed è ora che le istituzioni a queste persone dia un segnale forte, di ristoro assoluto e totale. Subito, nell’immediato. Gli attestati di solidarietà servono, eccome, ma serve ora, e subito, la risorsa per vivere, non per sopravivvere, quella che il fuoco si è portato via.


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