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Comitato Accabaura- Vaccinazioni in Sardegna: siamo ultimi, non bastano le buone intenzioni

Comitato Accabaura- Vaccinazioni in Sardegna: siamo ultimi, non bastano le buone intenzioni

“VACCINAZIONE IN SARDEGNA: all’insegna dell’improvvisazione
Mentre cresce il numero di varianti che favoriscono una maggiore diffusione del covid 19 e, conseguentemente, un più largo contagio fra la popolazione, la Regione Sardegna procede con molta calma nella realizzazione del suo piano vaccinale, guadagnandosi il posto di fanalino di coda per la somministrazione delle dosi, il 58% delle 165.380 dosi consegnate, e per la vaccinazione degli over 80 (ad oggi ne sono stati vaccinati circa 4000 sui 115.000 previsti).
Ma le buone intenzioni ci sono tutte, tanto da indurre l’Assessorato guidato da Mario Nieddu a predisporre un ottimistico cronoprogramma che vuole vaccinati 1.452.890 Sardi entro agosto, provvedendo alla vaccinazione di massa nel più breve tempo possibile, così da rendere l’isola finalmente libera dal virus.
Che le buone intenzioni non bastino però ce lo dimostra il fatto che la fase 1 stenta ad essere completata, mancando all’appello ancora molti sanitari (farmacisti e libero professionisti) e praticamente tutti gli over 80 che, nelle intenzioni dell’Assessore, dovrebbero aderire alla campagna vaccinale (la loro inclusione dovrebbe essere partita il 1 marzo) attraverso un sistema farraginoso che prevede l’uso di cellulari e di sistemi informatici con cui la maggior parte di queste persone non ha alcuna confidenza.
E mentre i più longevi abitanti della nostra isola attendono pazientemente il loro turno e la fase 2, quella che coinvolge anche la popolazione fragile, non decolla, si decide di dare,inspiegabilmente, priorità vaccinale al personale, docente e non, dell’Università di Sassari, per lo più in didattica a distanza, un migliaio di persone che riceveranno la prima dose entro la prima settimana di marzo, suscitando le ire del personale della scuola, degli insegnanti che sono sempre stati in aula come quelli del primo ciclo, con le maestre dell’infanzia che operano con bimbi senza mascherina, e degli insegnanti delle scuole superiori che vorrebbero ritornare alla didattica in presenza, al 100%, ma in sicurezza.
Ma l’Assessorato ha sempre una giustificazione da addurre e la mancanza di personale sanitario somministratore è una motivazione sempre buona, la classica foglia di fico dietro cui nascondere la propria incapacità organizzativa, vera causa del triste primato negativo, ultimi per vaccinazioni effettuate, detenuto dalla Sardegna rispetto alle altre Regioni italiane.
Che il personale vi sia, ed in abbondanza, lo dimostrano i numeri dei medici convenzionati: 1200 Medici di Famiglia e 900 Medici di Continuità Assistenziale, un vero esercito di professionisti già contrattualizzati con ATS, di provata esperienza, distribuiti capillarmente su tutto il territorio regionale. Mentre i Medici di Famiglia hanno siglato un accordo che prevede il loro impiego, anche se ancora non è ben chiaro con quali modalità operative, i Medici di Continuità Assistenziale, che da tempo attendono di dare il loro contributo, non sono mai stati coinvolti in nessuna fase operativa da quando è iniziata questa emergenza sanitaria.
Si configura così una situazione kafkiana con i cittadini che vedono allontanarsi sempre più il momento della vaccinazione e quindi dell’immunizzazione al coronavirus perché vien detto loro che non c’è personale a sufficienza, mentre un consistente numero di medici del territorio continua ad essere escluso da ogni qualsiasi forma di pianificazione, con sovraccarico dell’incombenza vaccinale per i soli medici ospedalieri, già oberati di lavoro, sottoposti a turni massacranti e che spesso rinunciano ai riposi per garantire un’adeguata attività quotidiana.
E’ un grave errore strategico quello di non coinvolgere tutti i professionisti disponibili, pensando di poter rispettare la tabella di marcia attraverso il solo impiego del personale ospedaliero. Ed è un grave errore strategico localizzare i punti vaccinali presso gli ospedali invece che sul territorio quando si tratta di campagne vaccinali di massa.

L’ospedale non è un luogo adatto perché solitamente non dispone di ampi spazi necessari per un’accoglienza adeguata dell’utenza e perché si corre il rischio di un sovraffollamento che può essere causa di nuovi focolai all’interno di una struttura sensibile che va, al contrario, protetta. Una pianificazione adeguata avrebbe dovuto prevedere l’impiego, come già in altre Regioni, di ampi spazi presenti nel territorio, palestre, caserme, piazze, adeguatamente attrezzati grazie alla collaborazione con Esercito e Protezione Civile.
La sciatteria politica e tanta e tale nella nostra Regione che, partendo da un presupposto fasullo, quello della carenza dei medici somministratori, l’ATS ha pensato bene di emanare un avviso pubblico per la formazione di un elenco di medici disponili in forma VOLONTARIA E GRATUITA, al di fuori dell’orario di servizio, che devono possedere come prerequisiti l’idoneità fisica e devono essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato in qualità di dirigente medico con ATS oppure essere ex dipendenti in quiescenza.
Un bando che ha tutta l’aria di essere un disincentivo piuttosto che un incentivo alla collaborazione, attribuendo ai medici compiti gravosi, coordinare, sovrintendere, essere responsabili degli Ambulatori Vaccinali, con un impegno orario giornaliero che verrà concordato con ciascuno e una destinazione decisa da ATS a seconda delle esigenze e che potrà anche essere differente da quelle per le quali si è data la propria disponibilità, senza che un servizio di così alto impatto socio sanitario come la vaccinazione venga formalizzato in una forma contrattuale che riconosca il valore dei professionisti.
Si passa dall’esclusione del personale medico all’inclusione selettiva di essi con richiesta di prestazioni sanitarie gratuite, scelta inspiegabile, visti i fiumi di danaro pubblico messi a correre dal Governo Nazionale con il “Decreto Rilancio” e con il “Decreto Cura Italia”, oltre che irrispettosa.
Insomma, in questa nostra isola abbiamo bisogno non tanto di sanitari ma di una cabina di regia che abbia una visione d’insieme, di una macchina organizzativa efficiente e ben strutturata,con politici e dirigenti capaci di gestire in maniera chiara e sinergica quest’emergenza sanitaria. Sino ad ora ciò che abbiamo visto è una fiera dell’improvvisazione, a danno di tutti i Sardi” chiude la nota del Comitato Accabaura.


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