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I Medici in televisione e i malati in reparto: chi dice loro di smettere?

I Medici in televisione e  i malati in reparto: chi dice loro di smettere?

L’emergenza sanitaria per il Coronavirus ha fatto esplodere le presenza in tv di medici virologi ed esperti.

Alzi la mano chi non sentito parlare Roberto Burioni, Ilaria Capua, Walter Ricciardi, Pier Luigi Lopalco, Fabrizio Pregliasco, Massimo Galli, Matteo Bassetti, Alberto Zangrillo.

Autentiche star della televisione, medici, professionisti, veri esperti di virus, loro diffusione e loro contenimento.

Nell’Italia del chiacchierare televisivo, nei frullatori dei talk, sono e entrati anche loro, e la loro presenza, oltre ogni limite accettabile comincia a non piacere.

Il medico, lo scienziato, che si azzuffa in diretta con giornalisti o opinionisti sconosciuti, è la scena più deleteria che si possa vedere in tempi durissimi come quelli che stiamo vivendo. Il medico studioso, messo in discussione dall’uomo della strada, ha come  risultato di delegittimare chi dovrebbe avere titolo e competenza per rassicurare tutti. Al di la, persino,  delle appartenenze politiche.

E indistintamente ci si chiede perché queste persone non abbiano un sentire comune posto che la scienza, ha dei dogmi poco discutibili. E’ così e basta.

Da mesi invece in Tv, dalle prime ore della mattina, c’è una carrellata di comparse. Medici, virologi, di alto profilo. Ognuno ha la sua lettura, ognuno ha la sua raccomandazione.

E ci viene da chiedere se non sarebbe stato meglio che queste illustri persone si fossero rapportate fra di loro, per trovare una unità di intenti e una visione del sociale univoca.

Invece ognuno ha un approccio personale, ognuno ha la sua riserva, e alla fine il confuso, lo sballottato è l’ignaro spettatore, lui si da mesi dentro il frullatore dei talk, infilato nelle case dalle prime ore del mattino sino a notte fonda.

Tutti ne sanno un be’! Quello che non si sa , ed è certo, è il perché a queste deriva presenzialista l’ordine dei medici non ci ha posto un freno.

Pensiamo a gettoni di presenza, curatori di immagine, agenzie, che seguono alcuni di questi. Un aborro  per una categoria, che annovera un esercito di persone che lavorano sodo, dalla mattina alla sera,  senza luci in viso, senza lustrini ma a contatto con la sofferenza e la morte, talvolta.

Ecco l’Ordine dei medici doveva intervenire, doveva frenare queste persone che nell’agone del discutere, hanno perso, con il passare del tempo, la necessaria autorevolezza. Alla fine non sono tutti uguali, ma quasi. E le verità che escono dalle loro bocche, sono messe in discussione. Altro aborro. Mai la scienza era scesa tanto in basso e messa in discussione.

La vera fortuna, è che in fondo al tunnel, si vede una luce flebile che si chiama vaccino. Lo stanno testando, per renderlo disponibile fra poco. Poi, se Dio vuole e si sopravviverà, ci sarà tempo per chiedere a questi di tornare a lavorare nei loro reparti, al lavoro che si sono scelti. Perché la televisione, da tempo è un contenitore che mal si addice a chi deve gestire salute e vita delle persone, la televisione riesce a creare solo problemi, perché a  ben vedere, poi,  chi li risolve, in uno studio televisivo non c’è mai stato.

Ed è partito il nuovo fronte del dibattito: quanti si vogliono vaccinare? La peggior opera di persuasione che passa dalla televisione è il messaggio deleterio che due persone su tre, oggi, entusiaste di fare il vaccino non lo sono, della serie” comincino pure sugli altri”!

 


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