Aperitivi, drink e le distanze disattese, in arrivo un giro di vite

Se ne leggono di ogni. Tanti scatenati Su Facebook, ognuno trova le parole giuste, accuse e anche difese.

E si può capire, ma non si deve giustificare. Anzi si deve, senza se e senza ma, condannare.Qualcuno dimentica la musica dai balconi, dall’attico. Si è anche dimenticato che a casa per due mesi ci siamo imputriditi. Non tiene conto, fa finta di non sapere, che quasi tutti gli uffici pubblici sono chiusi al pubblico, che le strutture sanitarie stanno gestendo solamente l’emergenza, che ci sono tantissime persone che lavorano da casa per evitare contatti ravvicinati negli uffici, che le scuole di ogni genere e grado sono chiuse, che sono chiusi porti, aeroporti, che c’è una società che barcolla.

E se la regola della distanza sociale è applicata in tutte le strutture, dove la pubblica amministrazione deve controllare e far rispettare le norme, appena si è usciti di casa, per passeggiare, o per andare al bar, è successo un mezzo pasticcio. E se si cerca di giustificare il tutto, non si trovano le parole adatte. C’è poco da festeggiare, c’è poco da pasteggiare, c’è poco da sghignazzare, c’è poco da assembrare.

Ora il passo prossimo, perché chi in città è deputato al controllo dell’ordine pubblico anche sanitario, è quello di rapportarsi con organi superiori per trovare, nel volgere breve di tempo, strategie di contenimento. In parole povere divieti, considerato che non siamo stati capaci di gestire la libertà che ci siamo costruito giorno dopo giorno dopo essere stati chiusi a casa, impedendo con azioni concrete il progredire del virus che forse non si è ancora capito bene, ha ucciso più di 40.000 persone, e non è finita.

Se a una, dieci, mille persone non interessa il bene e il futuro dei propri cari, compreso il nostro, ma interessa alla stragrande maggioranza delle persone che hanno osservato e rispettano le ordinanze delle autorità, queste vanno tutelate. Ed è per questo che molti si sono rivolti direttamente al Sindaco, perché l’allentamento di misure restrittive, non si trasformi in un rinfocolamento di pandemia, e conseguente tutti richiusi nel proprio domicilio. Sarebbe la fine, una tragedia per la collettività, che bisogna evitare con ogni mezzo, anche coercitivo.