Lina Bardino e Giovanna Caria (FI) all’attacco:”fragilità in vetrina”

Fragilità in vetrina

Di seguito la nota a firma di Pasqualina Bardino e Giovanna Caria di Forza Italia, che puntano il dito sull’ubicazione dei Servizi Sociali in un contesto “troppo esposto”, al Quarter.
Non si può più tacere la situazione di gravissimo disagio in cui versano gli uffici comunali che si occupano di servizi sociali, ubicati dal 12 novembre 2018 presso gli “ex atelier” de Lo Quartier in Largo San Francesco, a seguito della inagibilità e conseguente sgombero dell’edificio di Viale della Resistenza.

Invero, per oltre tre mesi, stante l’urgenza di garantire comunque l’apertura degli uffici, utenti e operatori del servizio sociale dal 26 luglio scorso, sono stati ospitati presso gli uffici del servizio ragioneria al terzo piano di via Columbano e, pur in assenza delle condizioni minime in termini di spazio, privacy, confort e sicurezza, il servizio è stato garantito grazie all’ammirevole solerzia degli operatori che hanno accettato tale disagio con spirito di adattamento e nell’ottica di massima collaborazione, consapevoli della situazione di emergenza in cui ci si trovava, fiduciosi di poter a breve usufruire di uffici idonei e funzionali, almeno quanto quelli presso l’ex CRA.

Ma così non è stato.

Le evidenti criticità già rilevate nell’immediatezza dai responsabili della sicurezza sul lavoro, sindacati e dipendenti comunali coinvolti, non sono valse ad arrestare la deplorevole scelta della giunta comunale di esporre in vetrina dipendenti e utenti di un tanto delicato servizio.

Attualmente, quello che si presenta ai cittadini presso gli “ex atelier” a Lo Quartier in largo San Francesco è un servizio sociale con ulteriori disagi e criticità che esigono l’attenzione di tutti: l’accettazione e il front office sono ricavati in una porzione della prima stanza che non consente di contenere neppure dieci persone, senza alcun accorgimento utile a garantire accoglienza e privacy; i successivi ambienti sono adibiti ad uffici di pochi metri quadri – con corridoio passante – in cui operano insieme almeno tre impiegati per stanza, impossibilitati a lavorare con la dovuta privacy, sia nelle conversazioni telefoniche che nel ricevimento dell’utenza.

La precedente collocazione logistica consentiva l’audizione di più di duecento utenti a settimana (oggi ridotti a non più di cinquanta), oltre alle situazioni di emergenza, nonché di coloro che fossero stati convocati dagli uffici per il disbrigo delle pratiche amministrative.

Oggi l’utenza può essere ricevuta con la dovuta riservatezza solo in tre uffici attigui, utilizzati in condivisione con gli operatori sociali del PLUS, per raggiungere i quali si rende necessario, tuttavia, uscire dagli uffici, passando all’esterno della piazza, esposti a intemperie ed agli sguardi curiosi dei presenti, e comunque scortati almeno a vista dalla guardia giurata. Un tormento quotidiano cui sono costretti operatori sociali ed utenti che lamentano, peraltro, di non riuscire ad essere ricevuti tempestivamente.

In questo contesto surreale, gli operatori sociali ricevono formazione e prescrizioni in tema di privacy e trattamento dei dati che devono rispettare, insieme a promemoria su scadenze e adempimenti che, parimenti, non possono disattendere, oltre alle importanti attività con numerose e perentorie scadenze, tra le quali: domande per piani personalizzati della legge 162/98; progetti di inclusione sociale REI; leggi di settore; contributi alle locazioni legge 431/98, fino alle imminenti domande per l’aggiornamento della graduatoria alloggi ERP, per dirne alcune.

Va da sé che tale condizione di disagio non può essere sopportata oltre misura né dagli utenti né dagli operatori. La qualità delle persone, ancor più se amministratori, si misura dall’attenzione che rivolge ai cittadini più fragili e alle soluzioni che riesce ad approntare a tutela e supporto di queste fragilità.

Le vetrine servono ad altro.